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CINEMA NEWS ...:::Film da Vedere:::...
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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Leoni per agnelli
All'interno di un'unica giornata, vengono narrati gli eventi che mettono in correlazione tre personaggi. Un ambizioso senatore di Washington pronto a prendere scelte importanti, una giornalista televisiva alla caccia di una storia importante e un maturo professore che si confronta con uno studente sveglio e capace. Robert Redford, dopo sette anni di silenzio come regista, torna dietro la macchina da presa utilizzando la guerra sia come sfondo narrativo che come struttura portante dell'intreccio. Al cineasta americano preme sgomitare lo spettatore spingendolo a farsi più domande rispetto a quelle che normalmente si fa e, nello stesso tempo, induce ad avere un maggior spirito di partecipazione al destino pubblico di una nazione e, sullo stesso livello, a quello privato del singolo. In superficie, sembra che i destinatari principali di questa pellicola siano i giovani per via delle forti responsabilità che hanno nei confronti del futuro. Nei fatti, però, tutti siamo coinvolti. La figura della giornalista, prossima ai sessant'anni, è testimone di come ciascun individuo possa vivere un conflitto interiore quando tutto volge verso la certezza e la rassicurazione. Interessante il fatto che ogni personaggio cerchi di influenzarne un altro a riprova del fatto che prendere una solida posizione in una democrazia è impresa non facile. Curioso, inoltre, pensare come l'ispirazione di Leone per agnelli sia nata da un utilizzo distratto del telecomando. Lo sceneggiatore Matthew Carnahan, infatti, una notte, mentre guardava la televisione, ha abbandonato un servizio giornalistico riguardante la guerra in Iraq per spostarsi su un canale sportivo. Come un cane che si morde la coda, non si capisce se la mancanza di attenzione e il conseguente abbassamento del pensiero critico sia dovuto a una narcotizzazione collettiva (media e politica) o se implichi un annullamento spontaneo dell'impegno personale.
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| sab dic 22, 2007 3:51 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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Il mistero delle pagine perdute
[i][Ben Gates torna in azione: stavolta c'è da difendere l'onore degli avi che vengono accusati di aver cospirato contro Abramo Lincoln. Aiutato da tutta la famiglia (stavolta c'è pure mamma), il cacciatore di tesori girerà il mondo alla ricerca del modo di sbrogliare una matassa che, passo dopo passo, si rivelerà sempre più intricata e foriera di sensazionali sorprese e colpi di scena… Strano il destino: il primo National Treasure (titolo originale americano) venne acclamato un po' ovunque come migliore film-clone di quell'Indiana Jones sul quale nessuno avrebbe allora scommesso un ritorno in grande stile, visto che ai tempi Spielberg era, come si suol dire, impegnato in altre faccende. Stavolta invece allievo e "maestro" sono, pardon, saranno, di fronte l'uno all'altro: per valutare il ritorno di Indy dovremo aspettare qualche mese, oggi invece possiamo confermare che Il mistero delle pagine perdute conserva l'appeal dell'originale e, grazie anche all'immissione di qualità derivante dalla partecipazione alla pellicola di grandi attori quali Ed Harris e Helen Mirren (la mamma del protagonista), si lascia vedere con piacere.
La formula non cambia: misteri, esplorazioni, enigmi da decifrare, testi antichi nascosti negli anfratti più inaccessibili e stavolta persino un Presidente degli Stati Uniti disponibile e simpatico: la trama è ovviamente strampalata, così come molte delle situazioni che si trovano a vivere i protagonisti, ma l'autoironia e la capacità di non prendersi troppo sul serio, permettono al film di raggiungere l'obiettivo principale: divertire e intrattenere il pubblico, facendogli passare due ore di avventura vecchio stile. Cage, oramai uomo-ovunque del cinema americano, ha la stessa espressione dall'inizio alla fine, ma sembra a suo agio nei panni dell'eroe per caso. Godibilissimi sono i siparietti tra due icone della vecchia Hollywood (Mirren/Voight) che stanno al gioco, perché di questo si tratta, con compiaciuta ironia.
La sfida è lanciata quindi: all'archeologo più famoso del mondo non resta che accettarla e/i]
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| sab dic 22, 2007 3:53 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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L'amore ai tempi del colera
Un uomo e una donna - come nel migliore dei discorsi amorosi – si contendono la ricerca della felicità assoluta, a cavallo di un secolo, il Novecento, carico di promesse e di buoni presagi. Florentino Ariza (interpretato dall'ottimo Javier Bardem) è un telegrafista che trova nel volto di Fermina Daza (Giovanna Mezzogiorno) il senso unico e solo della sua esistenza. Sullo sfondo di Cartagena, città resa magica dalla prosa di Gabriel Garcia Marquez – autore del romanzo e unico legittimo erede del suo significato profondo – il colera coglie all'improvviso i suoi impotenti "spettatori". Una malattia inesorabile che un sofisticato aristocratico – il dottor Juvenal Urbino – tenterà di debellare con la sua arte curativa. Ed è proprio lui a vincere le resistenze della futura promessa sposa – l'affascinante Fermina – sottraendola all'amore e al desiderio del giovane Florentino, deciso ad attraversare i giorni, i mesi e gli anni che lo separano da un'insperata (ri)conquista della giovane amata. L'amore ai tempi del colera, romanzo simbolo di una generazione, sbarca sullo schermo in un'operazione che risulta difficile già in partenza. Difficile per l'ovvia diversità del mezzo, di un cinema che non può che arrendersi sin dal principio di fronte alla forza di un testo complesso e meraviglioso come quello di Marquez. Detto questo, si fa quel che si può. Mike Newell è autore sagace e versatile, uno che spazia dalla commedia (Quattro matrimoni e un funerale) al gangster movie (Donnie Brasco) e che ce la mette tutta per non rendere ridicole le parole e le ossessioni dei suoi personaggi, grazie anche a un insuperabile Bardem che regge praticamente da solo la complessa struttura della pellicola. In ombra la Mezzogiorno, forse stressata da troppe ore di trucco per poi poter passare il resto del tempo a recitare. I tempi del colera fanno dunque i conti con quelli del cinema, uscendone sconfitti solo in parte, lasciando un alone di profondissimo rispetto nei confronti di un testo sacro come quello da cui trae ispirazione, ma lasciando trionfare senza resistenza (purtroppo) il lato commerciale su quello letterario.
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| sab dic 22, 2007 3:55 pm |
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Super Lupo
Iscritto il: sab mag 05, 2007 12:49 pm Messaggi: 6904 Località: Pescara
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 L'allenatore nel pallone 2
Allora ragazzi l'avete visto? Io l'ho visto ieri. E' simile come tipologia al primo (che considero un bellissimo film, con gag molto divertenti che vanno ancora di moda oggi) ma ci sono battute molto carine. Certo era impossibile fare un film come il primo, ma cmq l'hanno fatto ad immagine del calcio moderno.
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| dom gen 13, 2008 6:52 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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 Re: film da vedere...
Io sono leggenda New York, 2012. Un virus ha ucciso tutti gli uomini e li ha trasformati in vampiri. La città è deserta, e l'unico sopravvissuto è il Dottor Robert Neville (Will Smith), scopritore di un possibile siero che potrebbe salvare l'umanità. Neville si muove alla luce del giorno con il suo cane lupo seguendo la quotidianità, in attesa della notte, in cui i vampiri escono dalla penombra, attaccando tutto ciò che incontrano. Will Smith sa il fatto suo. È nato come rapper, è diventato una star della televisione, e da tempo ha affrontato il cinema. Sempre da protagonista. Dopo il film diretto da Muccino dove recitava con suo figlio, adesso si confronta con se stesso e con una metropoli spettrale che mette in evidenza ogni suo movimento. Forse non sarà candidato all'Oscar, ma la sua interpretazione è degna di nota. Passando al film, il "one man show" di Smith è supportato da una scenografia incredibilmente convincente, e da una regia di mestiere. Non è facile costruire un film su un solo attore (se si escludono il cane, i vampiri, qualche flashback e due superstiti), e il day by day del protagonista è scandito con lentezza, quasi a voler fare respirare allo spettatore il senso di solitudine. A dispetto della necessità di includere la componente horror (le scene d'azione sono presenti per coinvolgere il target giovane), a parte la mezz'ora finale, Io sono leggenda, si concentra sul singolo, sull'uomo che poteva cambiare il mondo, su chi ha la consapevolezza che è molto semplice distruggere ciò che si ha per le mani tutti i giorni. L'11 Settembre è lì, è l'origine delle cose, e Richard Matheson che nel 1954 scrisse il romanzo omonimo, non avrebbe potuto immaginarselo così reale. Ma alla fine, la convinzione ultima, è che solo l'umanità può decidere le sorti del mondo.
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| dom gen 13, 2008 7:00 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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 Re: film da vedere...
L'allenatore nel pallone 2 Lo avevamo lasciato in trionfo – più di vent'anni or sono – mentre festeggiava la salvezza in serie A in braccio a due gemelli nerboruti, dopo una travagliata stagione a base di corna, corruzione e calcio. Lo ritroviamo oggi, visibilmente invecchiato ma grintoso come sempre, che sogna un insperato ritorno in panchina con la sua Longobarda, compagna di gioie e sventure. Nell'anno domini 2007, grazie al coraggio di un "cummenda" milanese e di un losco figuro proveniente dalla Russia, il sogno della Longobarda diventa realtà. Per una serie di vicissitudini dovute a promozioni e retrocessioni a tavolino, truffe, fallimenti, cessioni, la squadra di Oronzo Canà può tornare nella massima serie e disputare insieme alle altre grandi un campionato di tutto rispetto, introducendo un modulo che – dopo la Bi-zona – farà discutere e appassionare: il metodo a farfalla. Arriva, prima o poi, il momento di confrontarsi con un cult movie che – negli anni '80 – fu snobbato dalla critica per poi divenire uno dei film più visti, acquistati e chiacchierati degli ultimi cinquant'anni di storia patria. Sarebbe molto comodo, a conti fatti, lasciare ai posteri una sentenza difficile, un ritorno che non possiede la magia dell'originale ma che fa sorridere (e anche con gusto) per le geniali trovate di un Lino Banfi che sembra non aver mai abbandonato del tutto la sua comicità. Per il resto, si può procedere a un resoconto che apra spazi di dibattito e discussione, come nei bar sport o nei cineforum. L'effetto nostalgia, col quale il revival seduce il suo pubblico, manca qui della sua arma più sottile ed efficace, quella naturalezza e quella genuinità che né quel cinema di genere, né quel calcio alla genesi del divismo e dell'opulenza posseggono più. E dare in mano a Sergio Martino un cast che ricalca quasi in toto quello dell'84 (con una differenza di budget non indifferente) significa evidenziare in maniera piuttosto esplicita quelle differenze "tecniche" di un cinema che non possiede più il "genere", ma ne appare anzi posseduto a fini meramente commerciali. Sarebbe un peccato, però, non evidenziare quel che di buono la pellicola offre, nel tentativo di omaggiare un passato non troppo glorioso ma che ha conquistato almeno tre generazioni di spettatori. Risultato, questo, che non può essere snobbato da facili intellettualismi. Oronzo Canà piace per la sua mediocrità e noi, dopotutto, non potremo mai esser così certi che il calcio, anche ai tempi d'oro di un genere tutto italiano, fosse davvero diverso da come è oggi. Eroi o co****i, tanto per citare, fa poca differenza. L'importante è riuscire ancora a divertirsi. Due stelle al film, una al ritorno di Lino Banfi al cinema.
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| dom gen 13, 2008 7:02 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Bianco e nero Elena è devota alla sua attività come mediatrice culturale tra gli africani e le istituzioni italiane, ma inconsciamente spera che il suo impegno possa in qualche modo espiare i pregiudizi razziali dei genitori borghesi. Il marito Carlo non condivide il suo stesso entusiasmo e non ama accompagnarla alle serate benefiche promosse dall'associazione perché si sente fuori luogo. Finché non conosce Nadine, l'affascinante moglie senegalese del collega di Elena, e se ne innamora. Bianco e nero si scontrano e si fondono nel nuovo lungometraggio di Cristina Comencini che sceglie la commedia per invitare il pubblico ad aprirsi al "diverso". Se il cinema può far ridere utilizzando con intelligenza temi come la povertà, l'ignoranza, la corruzione, la mafia o la tossicodipendenza, è giusto e pertinente che lo faccia anche con il razzismo. L'esercizio della regista però si ferma qui. Vincolato rigidamente al titolo, il film non offre uno scambio culturale ma gira e rigira intorno a clichè preconfezionati, sfruttando fino allo sfinimento il concetto di bianco e nero dimenticando che esistono anche le sfumature. Persino Carlo e Nadine, seppur travolti dalla passione, finiscono per parlare della diversità del colore della loro pelle, al punto da far pensare, quanto meno, a una mancanza di idee in fase di scrittura. Teatro d'azione della relazione sentimentale dei due amanti clandestini sono da una parte la Roma bene servita a tavola da cameriere nere e dall'altra la più multietnica Piazza Vittorio con le mogli che perdonano ai mariti i tradimenti purché non siano consumati con donne bianche. Nel tentativo di affrontare con leggerezza una problematica che (purtroppo) è ancora profondamente radicata nella società, la Comencini crea una serie di macchiette a discapito del film che appare anacronistico (sono lontani i tempi - e i canoni - di Indovina chi viene a cena) e un tantino perbenista. Forse solo grazie all'interpretazione di Fabio Volo e a un finale per niente scontato, Bianco e nero si solleva dalla mediocrità.
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| dom gen 13, 2008 8:22 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Hong Kong, anni '40. Wang Jiazhi, giovane donna militante nella resistenza cinese, con le sue grazie deve sedurre Mr. Yee, potente politico che collabora con i giapponesi, per tendergli un'imboscata e ucciderlo. La ragazza non ha previsto però che giocare con la passione può essere molto, molto pericoloso. Il dramma sentimentale di Ang Lee, che si immerge in un mondo, quello di Hong Kong e Shangai, trait d'union fra Oriente e Occidente (che rispecchia anche la doppia anima del regista), è una profonda analisi dell'amore e dell'educazione sessuale di una donna che si trova coinvolta in un intricato groviglio di obbligo e passione. In uno scenario di collaborazionismo e di dominio giapponese, le vicende, che potrebbero essere un parallelo dell'epopea della resistenza in Europa durante il secondo conflitto mondiale (Gioco di donna, Black Book), accennano solo a una mera critica al periodo. Sono gli sguardi e la relazione impossibile fra Wang Jiazhi e Mr.Yee a coinvolgere e dare vita al film, dopo una primissima parte fredda e a tratti complessa da seguire. Le giocate al Mahjong, tutte al femminile, sono il contraltare della prima cena fra i due protagonisti che si scrutano e si provocano con scopi diversi e opposti. Per poi compiere il primo passo con l'acquisto dell'abito nel negozio di stoffe, e assurgere alle scene di sesso, plastico, in cui i corpi si fondono in quadri di carne. Il percorso di passione di donna mostrata da Ang Lee (che ha la capacità di costruire un sentimento tanto vero quanto profondo), e interpretata magistralmente con estrema sensualità da Tony Leung e Wei Tang, si concretizza in un gioco a due, in cui preda e cacciatore, si alternano in modo repentino, per concludersi in una scelta dovuta e dolorosa: cedere alla passione dell'oppressione o credere nell'amore per la resistenza?
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| dom gen 13, 2008 8:23 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Madre spogliarellista e padre alcolizzato Mike Myers, dodicenne, massacra la famiglia la notte di Halloween, finisce in manicomio, dopo diciassette anni scappa e si fionda alla ricerca della sorellina minore, per proteggerla, forse, uccidendo famiglie e giovani studentesse. Prequel e remake dell'omonimo di John Carpenter (1979), l'Halloween di Rob Zombie apporta quella messa in scena grezza e sporca che ricordiamo nei suoi precedenti, e piuttosto riusciti, La casa dei mille corpi e La casa del diavolo. Se l'originale del '79, elegante nella sua essenzialità, glissava rapidamente sull'origine dell'orrore, lasciando in scena un incubo fine a se stesso, Zombie rivela le cause, eccede in spiegazioni sociologiche francamente inutili, e disegna un contesto proprio dove Carpenter l'aveva volutamente adombrato. Eppure il tutto, posto all'inizio del film come lunga introduzione, riesce a rendere la routine horrorifica del gioco al massacro stranamente significativa e tragica. Come a descrivere la lenta discesa nell'odio di un bambino psicotico, al cui punto di vista lo spettatore è costretto ad aderire. Zombie riesce, attraverso la narrazione, a rendere l'effetto delle famose soggettive dell'assassino nell'originale di Carpenter, provocando lo spettacolo del massacro e il senso di colpa di chi guarda, ancor più della paura. Quella narrata in Halloween è una provincia americana volgare e meschina, dove ogni valore familiare o istituzionale si è sgretolato. Ossessionato da volti di personaggi abietti o che raccontano un passato sgradevole, il regista-musicista riesce per una volta a rendere espressive persino le teenager massacrate nella seconda metà del film. Ben azzeccati, inoltre, Daeg Faerch, nei panni del giovane Myers e Malcolm Mc Dowell, nel ruolo dello psichiatra. Pur privo dell'eleganza dell'originale, Halloween è dunque teso e drammatico, disturba più che spaventare. Certo, non lascia nulla di veramente notevole e si prende un po' troppo sul serio. Ma per un horror che segue almeno altri otto episodi della serie, arrivare a dire qualcosa di nuovo non è poco.
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| dom gen 13, 2008 8:25 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Weekend del 04/01/2008 box office Una moglie bellissima Euro 1.708.000 1 Natale in crociera Euro 1.465.000 2 Il mistero delle pagine perdute Euro 1.282.000 3 Halloween - The Beginning Euro 1.262.000 4 La bussola d'oro Euro 911.000 5 Leoni per agnelli Euro 903.000 6 Bee Movie Euro 811.000 7 Lussuria - Seduzione e tradimento Euro 503.000 8 L'amore ai tempi del colera Euro 500.000 9 Come d'incanto Euro 382.000
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| dom gen 13, 2008 8:28 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Weekend del 11/01/2008 Io sono leggenda Euro 5.722.000 1 L'allenatore nel pallone 2 Euro 3.572.000 2 Bianco e nero Euro 1.555.000 3 Una moglie bellissima Euro 641.000 4 Leoni per agnelli Euro 541.000 5 Il mistero delle pagine perdute Euro 505.000 6 Halloween - The Beginning Euro 449.000 7 Natale in crociera Euro 365.000 8 La bussola d'oro Euro 328.000 9 Lussuria - Seduzione e tradimento Euro 326.000 10
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| dom gen 20, 2008 1:10 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Dave Neville (Jason Lee) è un musicista che tenta disperatamente di sbarcare il lunario scrivendo una canzone di successo per la Jett Records, di proprietà del furbo business man Ian Hawk. Il caso vuole che Dave si imbatta in tre scoiattoli, Alvin, Simon e Theodore, che accidentalmente capitano a casa sua. I tre, infatti, non solo sono indiavolati, ma cantano anche, facendo volare la fantasia di Dave. Il cinema per famiglie passa per la fusione dell'animazione 3D con la live action. Questa tecnica in continuo miglioramento riesce probabilmente a conferire simpatia ai personaggi animati, inserendoli tuttavia nella realtà. Tim Hill, il regista, dopo l'esperienza di Garfield 2 (e anche quella di un film con i Muppet), costruisce un lungometraggio diretto ai più piccoli, aggiornando le vicende dei tre scoiattoli (che risalgono originariamente al 1958) e inserendo alcuni numeri musicali che riescono a intrattenere anche gli adulti. Jason Lee è simpatico nel suo ruolo di eterno sognatore e la realizzazione degli scoiattoli è realmente accattivante. Come tutti i film di questo genere, i valori fondamentali vengono espressi attraverso le situazioni che vedono coinvolti i protagonisti, e qualche banalità finisce per affiorare. Bisogna comunque tenere conto che la semplicità spesso è molto difficile da trasferire. Alvin Superstar, è un film veramente per bambini, caso raro di questi tempi in cui le major realizzano film di animazione a più livelli per coinvolgere un pubblico sempre più vasto, e recupera dei personaggi che, anche nel piccolo, hanno segnato i tempi. Interessante la colonna sonora.
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| dom gen 20, 2008 1:11 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Harlem, 1968. Frank Lucas, gangster nero e "ricercato", ama la famiglia, prega in chiesa e fa la guardia a Bumpy Johnson, un "padrino" che accoglie le suppliche di Harlem e distribuisce tacchini il Giorno del Ringraziamento. Richie Roberts, detective ebreo e incorruttibile della contea di Essex, sta divorziando dalla moglie, ha dimenticato di dire le preghiere e dà la caccia ai malavitosi e ai distributori di tacchini. Alla morte di Johnson, Lucas, più moderno e manageriale del vecchio padrino, subentra nelle sue attività, elimina gli avversari e diventa in pochi anni un potente boss della droga. Scavalcando le famiglie mafiose e rifornendosi di eroina direttamente nel sud-est asiatico, Lucas accumula una fortuna e attira l'attenzione di Richie Roberts. I loro percorsi, opposti e paralleli, si incontreranno sotto il ring del match del secolo: Alì-Frazier. Soltanto uno resterà in piedi, vincendo ai punti. Dentro una fotografia livida e bluastra, sotto un cielo che piove pioggia e neve, si fronteggiano due eserciti: da una parte i gangsters e i poliziotti corrotti della Unità Speciale della Narcotici, dall'altra gli agenti di Roberts, "puri" come l'eroina spacciata da Lucas. Da una parte il caos, dall'altra l'ordine. Come nel Gladiatore la disposizione degli "eserciti" prima della battaglia esprime una diversa visione del mondo: la pianificazione di un dominio (controllare il mercato dell'eroina sulla 116ma strada) e la "rivolta" contro l'aggressione dei dominatori. Anche questa volta Ridley Scott ha l'urgenza di raccontare la storia di due antagonisti che, come accade spesso nel suo cinema, sono l'uno il doppio dell'altro: Frank e Richie come Commodo e Maximus, o più indietro nel tempo e nella filmografia del regista, come i cavalieri duellanti D'Hubert e Féraud. Due destini incrociati, due percorsi chiasmici: Frank scende nell'arena (o sale sul ring) per diventare protagonista e rivendicare per sé il "sogno americano" di Luther King, Richie, spettatore diligente, assiste alla sua rappresentazione su un palcoscenico diventato universale. Ridley Scott si porta dietro dall'Europa e porta avanti negli States il progetto di cinema d'intrattenimento colto, di mainstream che si nutre di arte, di letteratura hard-boiled, di fumetto, di spot pubblicitari e di riviste di architettura. Mutuati i fendenti metallici dei Duellanti e del Gladiatore coi colpi sibilanti di pistole e fucili automatici, American Gangster è il tentativo di mostrare il microcosmo di Frank Lucas come la metafora di un macrocosmo: la società statunitense nata dalla violenza della frontiera, dallo sterminio degli indiani e dal lavoro schiavistico. Violenza che resta una costante di questa società. Siamo negli anni '70 e la Storia irrompe nel film di Scott restituendo l'allucinazione del Vietnam, la temperatura del conflitto e gli interessi intorno al conflitto. Frank Lucas è un nero del Sud che costruisce una versione personale e anomala di una storia americana di successo, che sostituisce il "padre" al comando e che rappresenta l'ascesa di una generazione contro un'altra: vecchia-nuova America, vecchia-nuova "mafia" (Lucas acquisisce il modus operandi della struttura mafiosa, impiegando nel suo business i cinque fratelli e i tanti cugini). Lo stesso Frank subirà, nell'ultimo e significativo fotogramma, l'affiorare aggressivo della next generation, la generazione successiva rappresentata (ma disincarnata) dal rampante hip-pop. Il "sipario" del carcere si chiude dietro al vecchio criminale rigettato nell'arena per farsi vampirizzare dalle nuove orde di enfants terribles. Russell Crowe e Denzel Washington sono Richie e Frank: corpi pesanti e massicci in contrasto coi volti in cui l'espressione passa per accenni lievissimi, per impercettibili increspature, per linee che si muovono appena colmando l'inquadratura senza muovere un muscolo. Attori senz'altro credo che il loro inarrivabile talento.
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| dom gen 20, 2008 1:12 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
La vita di Joanna, giovane ma affermata rappresentante, comincia a deragliare verso sentieri oscuri quando alcuni torbidi ricordi d'infanzia riaffiorano sotto forma di allucinazioni. Le invadenti visioni cominciano a seguire e condizionare Joanna nei propri viaggi di lavoro, spingendola a indagare su un brutale omicidio che la ossessiona in sogno e portandola così a scoprire alcune connessioni tra il caso e se stessa. Convinta di essere la prossima vittima del misterioso killer, la donna si lascerà guidare dalle proprie visioni in un pericoloso vortice di eventi, dove discernere tra premonizione e ricordo potrebbe rivelarsi arduo. Ennesimo titolo ad affollare le fila del genere psycho-thriller paranormale dagli echi pseudo-orientali, con una decisa strizzata d'occhio all'ultimo cinema coreano, L'incubo di Joanna Mills si distacca sensibilmente dalle più recenti produzioni del filone nel puntare su forti caratterizzazioni psicologiche, annacquando gli elementi sovrannaturali con dosi massicce di subconscio, onirico e altro materiale da "strizzacervelli". Per quanto apprezzabile, quello di dare alla vicenda una dimensione in più rimane un visibile sforzo, che fallisce lento e inesorabile in un dispersivo groviglio di autolesionismo e sussurri edipici: con ripercussioni devastanti sulla fruibilità dell'opera e la vitalità dello spettatore. In un contesto in cui la prestazione opaca e monocorde di Sarah Michelle Gellar è l'ultimo dei mali, qualche buona idea e una discreta tecnica registica non valgono la candela.
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| dom gen 20, 2008 1:13 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Festival, Signorinaeffe è un film senza ritmo, girato con uno stile televisivo incapace di registrare le sfumature e che rievoca più una fiction che un grande capitolo di cinema civile: Sergio imbarazzato in giacca in un ristorante chic per far colpo su Emma; l’amico operaio – barricadero - tossicodipendente che ritrova la voglia di vivere fra le braccia di una maestrina d’asilo e su un prato le confessa di volere decine di figli. Altro che Ken Loach! Purtroppo anche la recitazione ricorda spesso stilemi adatti al pubblico televisivo, evidentemente didascaliche, con occhiate fin troppo esplicite tra i protagonisti, con lunghe discussioni intorno all’ormai classico bicchiere di vino in cui non si ragiona di un mondo che cambia ma si lanciano frasi lapidarie ormai consunte dal tempo. Gli unici momenti "vivi" sono quelli affidati ai filmati d'epoca che ricostruiscono un'Italia ad un bivio e sulle barricate e che ci danno la misura del dramma sociale che si andava vivendo. Però, Valeria Solarino, nei panni di Emma, è troppo bella per quegli anni cupi.
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| dom gen 20, 2008 1:14 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Into the wild è la libera trasposizione del libro di Jon Krakauer "Nelle terre estreme" diventato un classico della sottocultura urbana. Dalla lettura del libro, Sean Penn ha dovuto aspettare ben dieci anni prima di ottenere i diritti. Questa incredibile pazienza testimonia una testarda sensibilità che è unica nel panorama cinematografico di oggi. Sono due gli elementi che hanno guidato Penn nel doppio binario della regia e della sceneggiatura. Il tema della fuga ma soprattutto quello dell'inseguimento di un qualcosa che faciliti la conoscenza di sé. Pura celebrazione della libertà e della ricerca della libertà, la pellicola racconta la vera storia di Christopher McCandless, un giovane benestante che rinuncia a tutte le sue sicurezze materiali per immergersi all'interno della natura selvaggia. Il forte trasformismo di Emile Hirsh facilita per lo spettatore un'istantanea immedesimazione in una figura tormentata che non viene dipinta né come giovane avventuriero né come idealista ingenuo. La maestria con cui Penn miscela tematiche così diverse e complesse è unica. Il fascino della selvatichezza dell'ambiente, le difficoltà dei legami di sangue, l'individualismo contro il bisogno di amore e le contraddizioni dell'idealismo nelle sue spinte critiche ma anche arroganti. Il film ha una valenza politica nonostante questo non sia l'intento di base. Alle volte, si trasforma in un vero e proprio atto di fede il cui credo fugge da tutto ciò che è religioso in senso stretto per trovare sfogo in una dimensione che è solo e unicamente personale. Tutti le persone che Chris incontrerà lungo il suo peregrinare oltre a colmare un vuoto familiare, fonte di profonde sofferenze, amplificano l'idea di un percorso a stadi funzionale a liberarsi da qualsiasi dipendenza da ogni tipo di comfort e privilegio. L'acquisizione della saggezza avviene quasi per osmosi attaverso la spontaneità e la profondità degli incontri fatti. Ancora più maturo e disinvolto nel lavoro registico, Penn gioca di forti contrasti nell'alternare gli ampi spazi dei diversi paesaggi mostrati al costante senso di vuoto del ragazzo che risulta essere una pura estensione dell'enormità della natura.
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| mer gen 30, 2008 1:13 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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 Re: film da vedere...
Edward Cole è un ricchissimo ed eccentrico proprietario di cliniche che, a seguito di sue stesse direttive, si trova ricoverato in una propria struttura assieme al decisamente più umile e tranquillo Carter Chambers. Entrambi con pochi mesi davanti, a causa di una grave malattia, decidono di togliersi, nel breve tempo che resta loro, tutti gli sfizi che non hanno mai potuto levarsi nella propria vita: il viaggio che li vedrà protagonisti però, servirà a ben altro… Ridere della morte? Difficile, ma non impossibile. Succede, troppo raramente a dirla tutta, anche in Non è mai troppo tardi, film "evento" che mette assieme per la prima volta due grandi vecchi del cinema americano. Il rischio peggiore in film di questo tipo è che il melodramma soverchi lo humour, unico antidoto alla depressione a cui potrebbe indurre il tema trattato e, fortunatamente, il consumato mestiere dei due divi evita derive troppo deprimenti. Lo script è però drammaticamente prevedibile, con Nicholson che fa l'arrabbiato e il matto (come al solito), mentre a Freeman (migliore del compare che si "diverte" un po' troppo) è cucito addosso un personaggio decisamente più flemmatico e riflessivo. La storia ha alti e bassi e vorrebbe mirare dritto al cuore, anche se mancano momenti realmente commoventi e l'intero progetto sa troppo di pensato a tavolino per sfruttare le caratteristiche dei due attori. Qualche perplessità la lascia anche il modo con il quale è raccontata l'imminenza della morte, laddove altri film mostrano contemporaneamente l'amarezza e l'ineluttabilità del momento, Non è mai troppo tardi la prende come mero spunto per permettere ai due protagonisti di farsi una scampagnata in giro per il mondo senza nemmeno troppi patemi. Rainer ha fatto decisamente di meglio, quanto alla coppia di divi, beh, meglio ricordarli per altre pellicole… Un stella in più del dovuto alla storia cinematografica di entrambi.
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| mer gen 30, 2008 1:15 pm |
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Lupo Galattico
Iscritto il: gio nov 03, 2005 1:38 pm Messaggi: 27235 Località: Rivoli (TO)
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 Re: film da vedere...
Burattini che prendono vita, superpalle che rimbalzano da sole, animaletti di peluche che abbracciano i bambini... La Bottega delle Meraviglie del 243enne Mr. Magorium (Dustin Hoffman) non è un semplice negozio di giocattoli, è un luogo magico dove l’impossibile diventa reale! Quando però l’anziano proprietario decide di affidare la Bottega alla sua assistente Molly Mahoney (Natalie Portman), i giocattoli si arrabbiano e perdono tutta la loro magia. Per fortuna il piccolo Eric (Zach Mills), un cliente affezionato, ha un piano per aiutare la ragazza a riportare il negozio al suo antico splendore. Dustin Hoffman si lancia in un film decisamente atipico per i suoi standard, accogliendo il suggerimento di Zach Helm, e si ritrova completamente a proprio agio all’interno di questa composizione onirica e leggera, senza eccessi di dolcezza anche se sarebbe stato facilissimo scivolare nel banale e nello scontato. Natalie Portman ride, scherza e mostra un aspetto di sé davvero fresco e simpatico, che non mancherà di lasciare una traccia positiva sul suo futuro artistico, pur se non riceve l’abituale quantità di glamour: la vera magia è quella degli oggetti che si muovono, dei piccoli effetti speciali che sanno stupire e del sapore di fiaba della storia. Gli amanti dell’arte non possono non notare gli omaggi al realismo e al surrealismo, come l’architettura Art Noveau del negozio o l’enorme versione incompleta dei quadri di Magritte che si materializza in una macchina per mutare i compiti in giocattoli. Insomma: un film fatto per i piccoli, principalmente, ma che si rivela una favola che piacerà anche ai grandi, soprattutto se non hanno perso la capacità di sognare. Incomprensibile la scelta della distribuzione italiana di far uscire il film nei cinema ben dopo le feste natalizie, quando la pellicola è stata chiaramente pensata per il Natale, tanto che negli USA circola nelle sale dal Giorno del Ringraziamento.
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| mer gen 30, 2008 1:16 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
Estremamente infelice l'esordio alla regia per i fratelli Strause, Greg e Colin, conosciuti in America per essere alla guida della Hydraulx, una società di produzione di effetti speciali. Il loro film d’esordio, Aliens vs Predator 2, racchiude nel titolo l'intera sceneggiatura e svolge quasi la funzione di ponte tra la saga di Predator e i film di Alien. Due delle serie cinematografiche più spaventose nell'ambito del genere fantascientifico si scontrano in una brutale battaglia che coinvolge anche gli essere umani. Sulla carta questa dovrebbe essere l'idea centrale ehttp://www.mymovies.it/filmclub/2007/0 ... andina.jpg originale della pellicola. Collocare le mostruose creature nel bel mezzo di una cittadina americana sconvolta nel suo quotidiano. Che cosa spaventa di più? Una minaccia dai profondi abissi dello spazio o quella proveniente dall’angolo dietro casa? La pellicola, pur giocando su questi due livelli, difficilmente riesce a suscitare un senso di paura o ansia. Le figure reali (gli esseri umani) e quelle vicarie (alieni e mostri predatori) non riescono mai a stabilire tra loro relazioni dotate di senso. Poco verosimili nei loro gesti e nelle loro parole, uomini ed extraterrestri dovrebbero "simulare" all'interno del testo filmico un rapporto comunicativo. I personaggi vicari, in particolare, non ridefiniscono il profilo delle figure reali sedimentando lentamente un senso di distacco e di non appartenenza. Mal riuscita e a tratti ridicola la soluzione di omaggiare lo storico personaggio di Ellen Ripley, interpretata da Sigourney Weaver. Nel film in questione, la sua figura viene riproposta in modo frettoloso e superficiale da una mamma-soldato (Reiko Aylesworth) incapace di variare la propria espressività ma penalizzata, anche, da infelici battute. Altrettanto disordinato l'uso della musica e dei suoni. I temi di sottofondo sono stati realizzati soprattutto con strumenti a corda (suoni stridenti) e a fiato (sonorità lamentose). L'utilizzo eccessivo di quest'ultimi invece di accompagnare disturba rendendo difficoltosa la visione in più di un momento.
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| mer gen 30, 2008 1:18 pm |
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Lupo Galattico
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 Re: film da vedere...
John e Wendy sono un fratello e una sorella che vivono lontani e si sentono raramente, alle prese con gli stessi problemi: entrambi insoddisfatti della propria vita sentimentale e professionale si trovano all'improvviso a doversi prendere cura dell'anziano padre, non particolarmente amato, sprofondato negli abissi della demenza senile e cacciato dalla casa in cui si trovava dopo la morte della sua compagna. Passando da una casa di cura all'altra, i due impareranno a conoscersi e a conoscere meglio il proprio genitore… Trattare il tema della vecchiaia, della famiglia e della morte senza scadere nel melodramma è cosa ardua: ci riesce brillantemente Tamara Jenkins che, prodotta da Alexander Payne (che aveva già trattato il tema nel riuscito A proposito di Schmidt, anni fa), firma uno dei film più interessanti, coinvolgenti e sinceri degli ultimi anni. La parabola dei due loser (lei continua per forza d'inerzia una storia di sesso con un uomo di mezza età coniugato, lui è un professore frustrato e abbandonato dalla partner che non vuole sposare), è raccontata senza concessioni alla retorica e il loro rapporto con il padre morente è quanto più realistico, crudo ed essenziale visto da parecchio tempo a questa parte. Efficace sulla carta, La Famiglia Savage diventa memorabile, una volta messo in scena, grazie all'interpretazione "definitiva" di tre attori eccezionali: se Philip Seymour Hoffman e Laura Linney, tra i migliori della propria generazione, sono ormai da anni sulla cresta dell'onda e riconosciuti anche dal grande pubblico, un nota particolarmente felice viene da Philip Bosco, anziano caratterista di straordinario talento ma poco noto da noi, che cesella finemente, con una vena grottesca e ironica, un uomo cui restano pochi giorni da vivere, scorbutico e ben lontano dallo stereotipo di "nonnino gentile e affabile" cui il cinema americano ci ha abituato fin troppo spesso.Efficace nei dialoghi, incredibilmente ben musicato dall'ottimo Stephen Trask e graziato da uno dei finali più coerentemente ottimistici degli ultimi anni, La Famiglia Savage è un tragico, comico, romantico, piccolo, grandissimo film da non perdere.
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| mer gen 30, 2008 1:20 pm |
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