ESCLUSIVA FORZAVELLINO.NET : A tu per tu con Marco Pugliese
Inviato: gio set 14, 2006 1:44 pm
L’abbiamo auspicata ed invocata. Ogni tifoso ha, a più riprese, reclamato “chiarezza” sulla gestione della società irpina. Tutti abbiamo chiesto che i Pugliese ci dessero spiegazioni, che facessero luce soprattutto sugli ultimi mesi di gestione, sulla retrocessione, sulla situazione economica. E, ancora una volta, Marco Pugliese ha risposto presente. Il Presidente è sceso in campo in prima persona con un’intervista in esclusiva rilasciata al nostro sito. Una serie di domande per capire cosa c’è dietro l’intenzione di cedere la società, per fare chiarezza sul rapporto con i tifosi, la stampa e le istituzioni. Per capire la situazione economica del club e le intenzioni della proprietà sul futuro prossimo. Ma anche per tornare all’amara retrocessione dello scorso anno, per spiegare il rapporto con allenatori, diesse e dirigenti vari, con la vecchia guardia. Un’intervista a 360° tutta da gustare. “La nostra intenzione - ha spiegato il Presidente – è solo quella di fare chiarezza sotto tutti i punti di vista. Di spiegare il perché delle nostre decisioni, di far luce sull’atteggiamento ostile e denigratorio nei confronti dell’attuale gestione societaria che non è quello dei tifosi, sempre presenti al nostro fianco e legittimati a protestare e contestare quando le cose non vanno bene”.
- Presidente, avete deciso di passare la mano, perché?
Abbiamo deciso di passare la mano perché si è creato un clima di profonda ostilità nei confronti di questa società. Non parlo, però, dell’ostilità dei tifosi, gli unici legittimati a tifare, incitare e criticare, a contestare l’operato della società e della squadra in campo. Il clima di ostilità di cui parlavamo nel comunicato stampa è riferito all’ambiente, al sociale e, soprattutto, alle istituzioni ed all’attività denigratoria che una parte della stampa locale sta facendo da un po’ di mesi a questa parte.
- Da quanto tempo pensavate a questa decisione?
La decisione è nata in questi ultimi tempi. Se ci fosse stata a monte la volontà di essere furbi e cattivi nei confronti della città e della piazza non avremmo fatto un’ulteriore ricapitalizzazione di 3milioni e 200mila euro a luglio per riscrivere la società in C1, andando a favore di tanti elementi e persone che gufavano ed erano pronte a subentrare nell’U.S. Avellino attraverso il lodo Petrucci in C2. Per salvare la faccia, la categoria, per allestire una squadra competitiva si è fatta una nuova ricapitalizzazione, mettendo a disposizione due ulteriori milioni di euro per il budget di gestione. Abbiamo cercato di allestire una rosa competitiva per puntare più in alto possibile in questa stagione.
- Suo fratello Massimo è rimasto dietro le quinte nelle ultime settimane. Già immaginavate l’idea di lasciare la società?Assolutamente no. L’idea di lasciare è nata dall’assenza delle istituzioni, da un ambiente ostile nei nostri confronti a tutti i livelli. Noi crediamo che senza l’unità di intenti di tutte le componenti, in una piazza come Avellino, piccola e provinciale, non si va da nessuna parte. Siccome questa unità sembra svanita nel nulla, è giusto che un’altra forza imprenditoriale, altre persone più fresche anche mentalmente, attraverso la garanzia istituzionale dell’intervento del Sindaco Galasso, che dovrebbe farsi garante di quest’operazione, subentrino nella gestione della società. Con la speranza che possano fare meglio di quanto abbiamo fatto noi.
- Ieri, intanto, avete rinnovato l’organigramma societario. Con quale scopo?
Mettere in vendita la società non vuol dire non gestirla. Anzi, mai come adesso ognuno deve fare il suo ruolo nel migliore dei modi. Abbiamo solo responsabilizzato alcune persone chiediamo a tutti, a partire dai calciatori, ai responsabili, ai dirigenti ed ai collaboratori di dare il massimo impegno e riporre la massima fiducia a questa squadra.
- Partiamo dal comunicato stampa della cessione. Avete parlato di clima ostile. Qualche riferimento in particolare?
Il clima ostile è riferito all’ambiente. I miei appelli per la ricerca di sponsor, per un riavvicinamento con le istituzioni locali, per ritrovare il giusto feeling con la tifoseria e un po’ anche quella genuinità di una provinciale che si è persa negli ultimi anni, i miei appelli a ritrovare quell’armonia ideale per poter andare avanti e lavorare nel migliore dei modi, sono caduti nel vuoto. Nonostante tante iniziative importanti che il sottoscritto ha fatto come il progetto scuola, altre di solidarietà, per le persone più bisognose, che, tra l’altro, avevano a monte promesse di aiuti delle istituzioni, ente provincia in particolare. L’Air aveva il diritto di prelazione per rinnovare lo sponsor e non l’ha fatto, il comune non si è impegnato per trovare delle strutture in cui far allenare la prima squadra. Tutto questo ha contribuito a far maturare la nostra idea. Spero che mettano in campo sforzi ed impegno maggiore per la prossima proprietà, per cercare di creare terreno fertile per chi verrà dopo i Pugliese.
- Si è detto che i Pugliese non avevano gradito la contestazione dei tifosi. Di qui la decisione di abbandonare. Quanto c’è di vero?
E’ l’unica cosa che in questo momento non deve far testo. La tifoseria è’ l’unica componente legittimata ed autorizzata. I tifosi vengono allo stadio e sfogano le proprie gioie e sofferenze, è giusto che sia così. La contestazione è ambientale, è sociale, è di un’attività denigratoria di una parte della stampa locale che non ha nemmeno acquistato i diritti in esclusiva per trasmettere le partite dell’Avellino. Vuol dire che non ci sono più le condizioni per questa proprietà di poter mantenere gli impegni con i tifosi. Spero che la gente lo capisca.
- Si è parlato spesso, in questi anni di gestione societaria Pugliese, della mancanza di strutture sportive adeguate. Ma anche di un sostegno economico delle istituzioni che non è mai arrivato. Proviamo a tracciare un quadro chiaro a riguardo?
Io, oggi, ho la coscienza pulita e ringrazio tutti per quello che hanno fatto, anche se il grosso di quanto è stato fatto è merito esclusivo della proprietà. Nessuno, in qualche modo, ha cercato di creare delle attività agevolate, nessuno ha contribuito al calcio, come ha fatto per altri sport minori che meritavano e meritano un ampio sostegno. Intorno all’Avellino calcio ed a questa proprietà non c’è stato mai nulla, nonostante noi abbiamo sempre amministrato e gestito la società come un patrimonio sportivo e civico dell’intera collettività, della città e della provincia.
- Quest’anno avete invocato pure il sostegno dell’Air ma anche l’azienda di trasporti non ha confermato l’impegno al vostro fianco.
Quello che era un mio appello all’Air è stato travisato ed ha creato difficoltà con i tifosi e gli appassionati di basket. C’è in giro un’attività denigratoria rispetto alla quale non comprendiamo le motivazioni e gli obiettivi, a meno che non debba pensare che alle spalle ci sia qualcosa o qualcuno che sta portando avanti un proprio progetto. Anche l’attività mediatica contraria alla nostra società si ritorce contro chi la pratica, perché il calcio locale rappresenta gran parte dell’attività di tv e giornali. Ma se sono proprio questi a remare contro, allora c’è un paradosso che mi fa pensare di aver sbagliato quando ho seguito il detto “Avellino agli avellinesi”. A monte, però, c’è una società sana, pronta a dire le cose come stanno e a farsi da parte, a guardare avanti fiduciosa e speranzosa che ci siano forze fresche e nuove non solo economiche per poter continuare a gestire una gloriosa società.
- Quanto pensa abbia influito la retrocessione dello scorso anno?
Tanto, come tanto ha influito la vicenda Calciopoli, in cui il sottoscritto era molto fiducioso per un ripescaggio in serie B. Anche in quel periodo, però, né le istituzioni, né la stampa locale ci hanno supportato.
- Presidente, ci dica la verità, è difficile fare calcio ad Avellino? Perché?
Credo di no. Perché Avellino è una piazza gloriosa, c’è un pubblico entusiasta. Però una cosa è certa. Noto che si è creato intorno a questa proprietà, che ha sempre gestito la società in maniera trasparente ed anche con molta umiltà un clima ostile che va al di là dell’aspetto sportivo e calcistico. Abbiamo fatto il nostro tempo, adesso diamo spazio ad altri.
- Pensa che, per quanto riguarda la vostra esperienza, possa aver influito il vostro essere irpini, giovani imprenditori della provincia di Avellino?
Ci siamo appellati a questo slogan, “Avellino agli avellinesi”, due anni fa, quando abbiamo rilevato l’Avellino da un fallimento ormai certo. Proprio perché locali, eravamo spinti in maniera maggiore a fare questo investimento e guardare in avanti con più serenità. Invece, ha prevalso un’attività denigratoria, un’invidia senza motivi. Dietro una scrivania dell’Avellino calcio si lavora 24 ore al giorno ed il sottoscritto è due anni che profonde un impegno continuo, senza interruzioni e senza alcuna remunerazione. La stanchezza è tanta, soprattutto perché avvalorata da un complotto denigratorio che va oltre quello legittimo che esiste nel calcio. E’ giusto allora gestire quanto c’è da gestire, ovviamente a vincere, ma creare terreno fertile per chi rappresenterà il dopo.
- Torniamo all’annunciata cessione. Si è fatto sentire già qualche interessato a rilevare l’U.S. Avellino?
Assolutamente no, anche perché siamo stati impegnati da una riorganizzazione economica e finanziaria e poi di risorse umane (oggi abbiamo assunto otto ragazzi con contratto a progetti per un anno per settore biglietteria, ingresso, marketing ed altre situazioni collaterali).
- Pensa che le istituzioni possano darvi una mano a riguardo?
Abbiamo incontrato il Sindaco ieri (martedì, ndr) e per la prima volta Galasso si è mostrato molto disponibile, ha capito le nostre volontà e ha ribadito che, nel momento in cui ci saranno altre forze a rilevare l’Avellino calcio, si farà garante istituzionale di una trattativa che dovrà essere trasparente al massimo nei confronti della tifoseria. Perché è giusto che chi viene ad investire nel calcio Avellino faccia anche un discorso di continuità nell’interesse dello sport e del calcio ma soprattutto nel rispetto dei tanti tifosi che ha questa società.
- Nel caso non si presentasse nessuno per i prossimi mesi, possiamo ipotizzare un vostro ripensamento?
Noi gestiremo l’ordinaria amministrazione che non vuol dire portare la società allo sbando, dimettersi da cariche sociali e stare lontani dalla squadra, ma gestire l’ordinaria amministrazione fino a quando l’U. S. Avellino sarà di nostra proprietà.
- Quanto può influire, sul passaggio di consegne, il blocco di ancora il 50% delle azioni societarie?
Abbiamo fatto una battaglia legale forte contro le vecchie proprietà dell’U.S. Avellino. Il Tribunale ci sta dando ragione su tante cause. Ma alcune notizie restano mal interpretate. La proprietà ha avuto il blocco delle azioni all’inizio dell’anno di serie B, un anno dopo la fuoriuscita di Casillo. E’ stato un qualcosa di paradossale e divertente perché ha fatto capire come il calcio è veloce rispetto al lento sistema giudiziario. Il blocco delle azioni, a giorni verrà dissequestrato l’altro 50%, è stato fatto prendendo in considerazione la vecchia proprietà dell’U. S. Avellino, quando questa già non c’era più. Finora, però, c’è stata poca chiarezza a riguardo.
- Intanto, nelle ultime ore, è venuto fuori tutto ed il contrario di tutto. Addirittura, oggi, si parla di debiti nei confronti di Oddo, Ghirardello, Alto Calore ed altro. Si annunciano eventuali penalizzazioni ed un futuro non certo roseo. Come stanno effettivamente le cose?
Che vengano fuori notizie riservate della società è dimostrazione che c’è qualche serpente al suo interno. L’Avellino ha una situazione debitoria nei confronti di qualche ente e qualche calciatore. Ma ha anche una grossa attività creditoria. E’ un’azienda e, come in tutte le aziende, ci sono debiti e crediti. Ma anche qui voglio fare chiarezza. Oggi, i regolamenti imposti da Lega, Covisoc e Coavisoc nel caso di debiti e problemi vari non ti iscrivono al campionato. Noi ci siamo iscritti e, solo dopo, abbiamo deciso di passare la mano. Se fossimo stati in malafede lo avremmo fatto tempo fa. Comunque, non c’è rischio assolutamente di penalizzazioni. Sono solo voci messe in giro da qualcuno che non vuole il bene dell’Avellino.
- Si parla, altresì, di una nuova imminente visita della Covisoc per verificare le fideiussioni a garanzia della ricapitalizzazione estiva. Quei soldi sono già disponibili nelle casse dell’U. S. Avellino?
Guardi, c’è una parte della stampa che ha puntato il dito contro l’U. S. Avellino e sta facendo una campagna denigratoria. La città si sta riempiendo di bugie ma spero che la gente lo capisca. La Covisoc, di routine, ogni anno fa visita in tutte le società della Lega di A, B e C. I soldi della ricapitalizzazione, intanto, sono già disponibili e mi meraviglia come si mettano in giro certe cattiverie e quanto male vogliono alcune persone al patrimonio civico dei tifosi.
- Qualche maligno, nel frattempo, sospetta che dietro la sua intenzione di lasciare ci siano altri motivi, diciamo extracalcistici. Si dice che Pugliese come imprenditore, in questa provincia, abbia la terra bruciata attorno, che la situazione delle sue aziende sia determinante in questa sua scelta di abbandonare. Cosa si sente di dire a riguardo?
L’attuale Eli.Tal. dà lavoro a 270 persone. Tutti sanno le condizioni in cui versava questa società. La Flextronics aveva deciso di chiudere ed andare via lasciando 270 famiglie in mezzo ad una strada. La situazione dell’economia nazionale del settore elettronico non è delle migliori, vista la spietata e la sfacciata concorrenza dei mercati cinesi. Però, in un mercato tanto difficile, posso dire che questa è una realtà molto importante della zona industriale di Avellino. Quest’azienda è l’orgoglio di tante persone che ci lavorano e non è il caso di confonderla con il calcio. E’ un’azienda di manager, professionisti ed operai altamente specializzati. Tutta la mia solidarietà ai dipendenti Eli. Tal. che sanno del momento difficile che stiamo vivendo per la crisi mondiale del settore, ma sono consapevoli degli sforzi che questa proprietà e questo management hanno fatto e continueranno a fare.
- Torniamo indietro di qualche anno, a quando con suo fratello rilevò l’Avellino. Lo rifarebbe?
Alle condizioni di allora si, a quelle di oggi no.
- All’epoca concludeste l’operazione solo per convinzione personale o perché spinti da qualcuno?
Fu un’operazione economica ma molto anche sentimentale. L’Avellino dopo l’era Casillo rischiava fortemente di non iscriversi al campionato, rischiava il fallimento e noi, avendo allacciato ottimi rapporti con grandi gruppi industriali e spinti dalla passionalità di Moggi, Fiore, Braida ed altri amici, rientrammo nel calcio con tanto entusiasmo ed energia tali da battere il Napoli ed arrivare in B. Poi, sappiamo tutti il percorso successivo, la retrocessione anche per tanti torti subiti e molte situazioni dispiacevoli.
- Veniamo alla gestione tecnica. Un grande campionato di C due anni fa con una buona campagna acquisti da parte dell’ex diesse Fiore. Perché andò via? Avete mai pensato di riportarlo in Irpinia?
Io con Fiore ho ottimi rapporti, è una persona speciale. Fu presa la decisione di mandarlo via perché stavamo disputando un campionato sanguigno e c’era bisogno di una persona sanguigna, passionale come Pvarese, attaccato alla maglia. Per questo, decidemmo di dare meno spazio ad una persona più diplomatica come Salvatore Fiore.
- Il rapporto con Pavarese, poi, croce e delizia. Prima le note positive nell’anno della promozione, quindi le colpe di una campagna acquisti mal gestita ed il conseguente abbandono dopo l’esonero di Oddo. Che giudizio si è fatto sull’operato di Pavarese?
Questa società ha pagato uno scotto strano, la mancanza unità di intenti tra Pavarese e De Mita, due persone che non potevano vivere nella stessa parrocchia. Noi gli abbiamo dato grande fiducia, ma i due dirigenti, paradossalmente, non sono mai entrate in confidenza tra loro. E questo ha rappresentato un grosso errore.
- Molte delle colpe di una retrocessione difficile da digerire la piazza le ha imputate a Fedele, scappato prima dell’ultima gara play out. Anche lei scaricò l’ex diesse. Che idea si è fatto di Fedele?
Una pessima idea.
- Veniamo al capitolo allenatori. Ne avete cambiati diversi. Quale pensa abbia lavorato meglio e chi, viceversa, ha deluso le aspettative?
Con tutti ho avuto un rapporto particolare perché è proprio quella degli allenatori una categoria particolare. Ho avuto un ottimo rapporto con Cuccureddu. Personalmente ho avuto uno screzio forte con Oddo che è servito, però, per ricompattare l’ambiente e dare più stimoli ai calciatori dopo la disfatta di Ferrara. Colomba, inoltre, è stato un ottimo allenatore che ha cercato di portarci alla salvezza perdendo la B ai play out. Ora c’è Galderisi, una persona piena di valori, professionalmente molto valida, che lavora molto bene con il gruppo. Però ha bisogno anche di quella serenità che in questo momento non c’è. In ogni caso, la società dà piena fiducia al tecnico e crede molto in lui.
- Si è detto che i Pugliese abbiano seguito spesso i consigli di Moggi per l’Avellino. E’ un caso che abbandonate nel primo anno senza la presenza ufficiale dell’ex direttore bianconero?
Moggi ha dato dei consigli fino ad un certo punto, così come Braida ed altri dirigenti di società importanti. Con Moggi abbiamo avuto un’amicizia particolare perché derivante da un’amicizia familiare. Non vorrei, però, che il campionato scorso abbiamo pagato qualche scotto perché c’era l’amicizia con Moggi. Calciopoli ha danneggiato soprattutto la Juve e Moggi, mentre erano anche altre le squadre indagate che secondo la giustizia sportiva avevano commesso brogli. Anche in questo momento, le sentenze hanno avuto poca importanza perché si è dato più peso agli interessi, alla politica e meno alla giustizia, quella vera.
- Veniamo all’ultimo campionato. Sulla panchina dei lupi siede Nanu Galderisi, una sua scommessa. La squadra pare ben attrezzata. Dove crede che possa arrivare?
Quest’Avellino è una squadra forte. E non lo dico perché voglio prendere in giro qualcuno. Se ci fate caso, infatti, quest’Avellino ha la stessa ossatura di due anni fa ed è stata rinforzata da elementi giovani, di qualità, con il ritorno di Evacuo. E’ una squadra che ha bisogno solo di trovare un proprio equilibrio, mentre sta pagando ancora lo scotto di luglio e agosto, quando avevamo qualche giocatore ambizioso di giocare in serie maggiori, qualche altro che ritornava con motivazioni non proprio all’altezza, qualcun altro ancora con una condizione atletica non esaltante. Gli elementi di questa squadra, però, rappresentano il cocktail giusto per puntare molto in alto.
- Tanti buoni calciatori, un organico di prim’ordine. Eppure domenica i lupi hanno perso a Ravenna disputando una prestazione indecorosa. Solo una giornata storta?
Una prestazione indecorosa. Tutto si è vanificato in 20 minuti di disattenzioni, confusione, di un rigore dubbio che hanno comportato uno sbandamento comunque ammissibile. Può capitare, in un campionato di 34 partite, una giornata storta. Spero che sia l’unica e sola e che già da domenica la squadra si riscatti perché la vedo forte ed attrezzata in tutti i reparti.
- A Ravenna lei e suo fratello Massimo non c’eravate, contrariamente alle occasioni precedenti in cui non avete mai fatto mancare il vostro apporto, portando le famiglie allo stadio e creando un clima di festa.
Ho avuto un piccolo intervento proprio domenica mattina. Del resto, ho lavorato sempre per avvicinare le famiglie e portare i bambini allo stadio, e qui la memoria è sempre troppo corta, anche con progetti presentati alla provincia ed alla scuola, progetti di solidarietà. Tutte queste cose, però, vengono sovrastate da un’attività denigratoria che non ci riusciamo a spiegare. Non c’è il clima, oggi, nemmeno per riavvicinare famiglie e bambini. E’ giusto che nuove energie possono cercare di fare quello che ho cercato di fare io.
- Dopo la retrocessione, lei in persona aveva parlato di piazza pulita. Eppure in rosa ci sono ancora calciatori come Cecere, Moretti, Puleo, Ametrano, Riccio, Biancolino. Avete ritenuto la vecchia guardia indispensabile per il futuro dei lupi?
La vecchia guardia ora c’è ed è imprescindibile. Hanno contratti da B ed io pretendo che diano il massimo, sia per la società che gli paga gli stipendi che per il pubblico che viene a vedere la partita ed i tifosi. In estate, gli abbiamo dato carta bianca per trovarsi una sistemazione ma, effettivamente, non hanno trovato una squadra, non ci sono state richieste da parte di club di serie superiore. Oggi, non mi piace fare differenza tra vecchia e nuova guardia. Questi calciatori sono nella rosa dell’Avellino. Tutti hanno l’obbligo di impegnarsi al massimo. Se poi vengono i risultati è ancora più gratificante.
- Un’ultima cosa Presidente. Presto o tardi andrete via. Cosa si sente di dire alla gente di Avellino?
Quello che voglio dire, ci tengo a ribadirlo a voce alta, è che la società da un punto di vista economico e finanziario è solida. A differenza di tante altre piazze del sud che vivono condizioni molto più difficili, perché il calcio rappresenta anche un po’ l’economia sociale. Qui non si hanno terreni fertili come Padova, Rimini, Bologna, dove gli sponsor possono darti una grossa mano a gestire l’intera economia di un campionato. Per questo, dobbiamo ringraziare pubblicamente la Sidigas che, con il proprio contributo, ci permette di pagare qualche contratto. Ringrazio, altresì, tutti coloro che faranno marketing e pubblicità all’interno dello stadio, dimostrandosi vicini alla società.
Quello che mi sento di dire ancora è che si è fatto sempre tutto con la massima trasparenza. Si è vinto pur essendo tacciati di inesperienza. Si è perso, invece, sempre con la coscienza pulita, pagando anche lo scotto di qualche ingenuità commessa, ma in buona fede. Oggi i tempi sono cambiati ed il calcio è cambiato. Le televisioni comandano sempre più, l’aspetto mediatico è fondamentale e quindi se le cose devono andare bene ognuno deve fare il proprio ruolo, dalle istituzioni, ai giornalisti (critica sì ma non attività denigratoria), alla società che deve dire le cose come stanno, agendo con investimenti mirati per quello che è il blasone della piazza, al tifoso che è l’unico legittimato a criticare e contestare quando le cose non vanno bene, perché paga il biglietto e rappresenta l’unica fonte finanziaria per la categoria di serie C. Tutti uniti si possono raggiungere alti traguardi. Non dobbiamo, però, dimenticare che Avellino, stando a quella che è la condizione sociale, economica, di potenzialità, è comunque una città di 60mila abitanti con un vecchio blasone alle spalle, che però ormai è storia. Adesso la realtà è tutt’altra cosa. Per questo dico sempre di stare vicini alla propria squadra. Finché ci sarò io lo farò in maniera ancora maggiore di prima anche se sarà una presenza meno appariscente. Ogni componente deve, quindi, dare il massimo. Senza l’unità non si va da nessuna parte.
- Abbiamo parlato di chiarezza all’inizio di quest’intervista. Facendo un sunto rapido, possiamo dire ai tifosi di stare tranquilli perché questa società ha le potenzialità per gestire l’attuale campionato di C e magari anche di B il prossimo anno? Possono stare tranquilli che non lascerete la squadra allo sbando pur se in vendita?
C’è una gestione ordinaria, più chiusa rispetto a tanti fattori. C’è un presidente, un amministratore delegato ed un consiglio di amministrazione. Ci sono dirigenti appena nominati che devono fare il massimo per questa squadra, devono parlare di meno ed operare di più per il bene di chi gli paga lo stipendio e soprattutto nel rispetto della piazza e dei tifosi. Tutti devono impegnarsi per dare il massimo proprio in questo momento difficile e tutti devono assumersi le proprie responsabilità.
- A proposito di dirigenti, Tonino Lo Schiavo ha lavorato molto nell’ombra in questo periodo, ma ha fatto molto per la società biancoverde.
Tonino è un ottimo manager ed un grande amico. In una situazione difficile, dopo la retrocessione, molti sono scappati. Tonino, pur in attesa del rinnovo del contratto, è stato l’unico insieme a me a salire a Milano, a lavorare per il futuro della squadra. Ha cercato di ricompattare il rapporto con il pubblico, ha lavorato in maniera oscura ricucendo i rapporti con la Lega. Perché abbiamo avuto numerosi attacchi proprio dalla nostra città. Con la sua pazienza è stato sempre presente in un momento delicato e difficile. Oggi ha avuto il giusto ruolo, un incarico che dovrà responsabilizzarlo di più nell’ambito della gestione ordinaria. Tutti dobbiamo lavorare per far si che arrivino quei risultati capaci di portare sorrisi e serenità.
- Domenica arriva il Manfredonia. Si spera che ci sia tanto pubblico allo stadio. Lei ci sarà a tifare Avellino?
Domenica ciò che conta sono soprattutto i tre punti, indipendentemente dalle presenze. Diamo serenità alla squadra anche in questi momenti difficili. Io condivido qualsiasi forma di contestazione che può fare il tifoso che paga il biglietto. Non condivido invidia, critiche e cattiverie, che sono proprie solo di chi vuole il male dell’Avellino. Ai tifosi chiedo di capire che la squadra ha bisogno di loro e che c’è un indotto che la domenica ruota intorno all’Avellino calcio. Non dimentichiamoci che un’intera città trae benefici dal calcio.
- Il pubblico parte integrante ma perché l’Avellino non ha fatto abbonamenti quest’anno?
Per dimostrare la nostra buona fede. Noi crediamo in questa squadra ma non vogliamo illudere nessuno. Per questo abbiamo voluto lasciare ai tifosi la possibilità di vedere la partita e seguire la squadra volta per volta.
Grazie Presidente, in Bocca al Lupo e speriamo di vederla ancora a lungo a ricoprire la carica più importante della nostra gloriosa squadra del cuore!!!!
Michele De Leo
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- Presidente, avete deciso di passare la mano, perché?
Abbiamo deciso di passare la mano perché si è creato un clima di profonda ostilità nei confronti di questa società. Non parlo, però, dell’ostilità dei tifosi, gli unici legittimati a tifare, incitare e criticare, a contestare l’operato della società e della squadra in campo. Il clima di ostilità di cui parlavamo nel comunicato stampa è riferito all’ambiente, al sociale e, soprattutto, alle istituzioni ed all’attività denigratoria che una parte della stampa locale sta facendo da un po’ di mesi a questa parte.
- Da quanto tempo pensavate a questa decisione?
La decisione è nata in questi ultimi tempi. Se ci fosse stata a monte la volontà di essere furbi e cattivi nei confronti della città e della piazza non avremmo fatto un’ulteriore ricapitalizzazione di 3milioni e 200mila euro a luglio per riscrivere la società in C1, andando a favore di tanti elementi e persone che gufavano ed erano pronte a subentrare nell’U.S. Avellino attraverso il lodo Petrucci in C2. Per salvare la faccia, la categoria, per allestire una squadra competitiva si è fatta una nuova ricapitalizzazione, mettendo a disposizione due ulteriori milioni di euro per il budget di gestione. Abbiamo cercato di allestire una rosa competitiva per puntare più in alto possibile in questa stagione.
- Suo fratello Massimo è rimasto dietro le quinte nelle ultime settimane. Già immaginavate l’idea di lasciare la società?Assolutamente no. L’idea di lasciare è nata dall’assenza delle istituzioni, da un ambiente ostile nei nostri confronti a tutti i livelli. Noi crediamo che senza l’unità di intenti di tutte le componenti, in una piazza come Avellino, piccola e provinciale, non si va da nessuna parte. Siccome questa unità sembra svanita nel nulla, è giusto che un’altra forza imprenditoriale, altre persone più fresche anche mentalmente, attraverso la garanzia istituzionale dell’intervento del Sindaco Galasso, che dovrebbe farsi garante di quest’operazione, subentrino nella gestione della società. Con la speranza che possano fare meglio di quanto abbiamo fatto noi.
- Ieri, intanto, avete rinnovato l’organigramma societario. Con quale scopo?
Mettere in vendita la società non vuol dire non gestirla. Anzi, mai come adesso ognuno deve fare il suo ruolo nel migliore dei modi. Abbiamo solo responsabilizzato alcune persone chiediamo a tutti, a partire dai calciatori, ai responsabili, ai dirigenti ed ai collaboratori di dare il massimo impegno e riporre la massima fiducia a questa squadra.
- Partiamo dal comunicato stampa della cessione. Avete parlato di clima ostile. Qualche riferimento in particolare?
Il clima ostile è riferito all’ambiente. I miei appelli per la ricerca di sponsor, per un riavvicinamento con le istituzioni locali, per ritrovare il giusto feeling con la tifoseria e un po’ anche quella genuinità di una provinciale che si è persa negli ultimi anni, i miei appelli a ritrovare quell’armonia ideale per poter andare avanti e lavorare nel migliore dei modi, sono caduti nel vuoto. Nonostante tante iniziative importanti che il sottoscritto ha fatto come il progetto scuola, altre di solidarietà, per le persone più bisognose, che, tra l’altro, avevano a monte promesse di aiuti delle istituzioni, ente provincia in particolare. L’Air aveva il diritto di prelazione per rinnovare lo sponsor e non l’ha fatto, il comune non si è impegnato per trovare delle strutture in cui far allenare la prima squadra. Tutto questo ha contribuito a far maturare la nostra idea. Spero che mettano in campo sforzi ed impegno maggiore per la prossima proprietà, per cercare di creare terreno fertile per chi verrà dopo i Pugliese.
- Si è detto che i Pugliese non avevano gradito la contestazione dei tifosi. Di qui la decisione di abbandonare. Quanto c’è di vero?
E’ l’unica cosa che in questo momento non deve far testo. La tifoseria è’ l’unica componente legittimata ed autorizzata. I tifosi vengono allo stadio e sfogano le proprie gioie e sofferenze, è giusto che sia così. La contestazione è ambientale, è sociale, è di un’attività denigratoria di una parte della stampa locale che non ha nemmeno acquistato i diritti in esclusiva per trasmettere le partite dell’Avellino. Vuol dire che non ci sono più le condizioni per questa proprietà di poter mantenere gli impegni con i tifosi. Spero che la gente lo capisca.
- Si è parlato spesso, in questi anni di gestione societaria Pugliese, della mancanza di strutture sportive adeguate. Ma anche di un sostegno economico delle istituzioni che non è mai arrivato. Proviamo a tracciare un quadro chiaro a riguardo?
Io, oggi, ho la coscienza pulita e ringrazio tutti per quello che hanno fatto, anche se il grosso di quanto è stato fatto è merito esclusivo della proprietà. Nessuno, in qualche modo, ha cercato di creare delle attività agevolate, nessuno ha contribuito al calcio, come ha fatto per altri sport minori che meritavano e meritano un ampio sostegno. Intorno all’Avellino calcio ed a questa proprietà non c’è stato mai nulla, nonostante noi abbiamo sempre amministrato e gestito la società come un patrimonio sportivo e civico dell’intera collettività, della città e della provincia.
- Quest’anno avete invocato pure il sostegno dell’Air ma anche l’azienda di trasporti non ha confermato l’impegno al vostro fianco.
Quello che era un mio appello all’Air è stato travisato ed ha creato difficoltà con i tifosi e gli appassionati di basket. C’è in giro un’attività denigratoria rispetto alla quale non comprendiamo le motivazioni e gli obiettivi, a meno che non debba pensare che alle spalle ci sia qualcosa o qualcuno che sta portando avanti un proprio progetto. Anche l’attività mediatica contraria alla nostra società si ritorce contro chi la pratica, perché il calcio locale rappresenta gran parte dell’attività di tv e giornali. Ma se sono proprio questi a remare contro, allora c’è un paradosso che mi fa pensare di aver sbagliato quando ho seguito il detto “Avellino agli avellinesi”. A monte, però, c’è una società sana, pronta a dire le cose come stanno e a farsi da parte, a guardare avanti fiduciosa e speranzosa che ci siano forze fresche e nuove non solo economiche per poter continuare a gestire una gloriosa società.
- Quanto pensa abbia influito la retrocessione dello scorso anno?
Tanto, come tanto ha influito la vicenda Calciopoli, in cui il sottoscritto era molto fiducioso per un ripescaggio in serie B. Anche in quel periodo, però, né le istituzioni, né la stampa locale ci hanno supportato.
- Presidente, ci dica la verità, è difficile fare calcio ad Avellino? Perché?
Credo di no. Perché Avellino è una piazza gloriosa, c’è un pubblico entusiasta. Però una cosa è certa. Noto che si è creato intorno a questa proprietà, che ha sempre gestito la società in maniera trasparente ed anche con molta umiltà un clima ostile che va al di là dell’aspetto sportivo e calcistico. Abbiamo fatto il nostro tempo, adesso diamo spazio ad altri.
- Pensa che, per quanto riguarda la vostra esperienza, possa aver influito il vostro essere irpini, giovani imprenditori della provincia di Avellino?
Ci siamo appellati a questo slogan, “Avellino agli avellinesi”, due anni fa, quando abbiamo rilevato l’Avellino da un fallimento ormai certo. Proprio perché locali, eravamo spinti in maniera maggiore a fare questo investimento e guardare in avanti con più serenità. Invece, ha prevalso un’attività denigratoria, un’invidia senza motivi. Dietro una scrivania dell’Avellino calcio si lavora 24 ore al giorno ed il sottoscritto è due anni che profonde un impegno continuo, senza interruzioni e senza alcuna remunerazione. La stanchezza è tanta, soprattutto perché avvalorata da un complotto denigratorio che va oltre quello legittimo che esiste nel calcio. E’ giusto allora gestire quanto c’è da gestire, ovviamente a vincere, ma creare terreno fertile per chi rappresenterà il dopo.
- Torniamo all’annunciata cessione. Si è fatto sentire già qualche interessato a rilevare l’U.S. Avellino?
Assolutamente no, anche perché siamo stati impegnati da una riorganizzazione economica e finanziaria e poi di risorse umane (oggi abbiamo assunto otto ragazzi con contratto a progetti per un anno per settore biglietteria, ingresso, marketing ed altre situazioni collaterali).
- Pensa che le istituzioni possano darvi una mano a riguardo?
Abbiamo incontrato il Sindaco ieri (martedì, ndr) e per la prima volta Galasso si è mostrato molto disponibile, ha capito le nostre volontà e ha ribadito che, nel momento in cui ci saranno altre forze a rilevare l’Avellino calcio, si farà garante istituzionale di una trattativa che dovrà essere trasparente al massimo nei confronti della tifoseria. Perché è giusto che chi viene ad investire nel calcio Avellino faccia anche un discorso di continuità nell’interesse dello sport e del calcio ma soprattutto nel rispetto dei tanti tifosi che ha questa società.
- Nel caso non si presentasse nessuno per i prossimi mesi, possiamo ipotizzare un vostro ripensamento?
Noi gestiremo l’ordinaria amministrazione che non vuol dire portare la società allo sbando, dimettersi da cariche sociali e stare lontani dalla squadra, ma gestire l’ordinaria amministrazione fino a quando l’U. S. Avellino sarà di nostra proprietà.
- Quanto può influire, sul passaggio di consegne, il blocco di ancora il 50% delle azioni societarie?
Abbiamo fatto una battaglia legale forte contro le vecchie proprietà dell’U.S. Avellino. Il Tribunale ci sta dando ragione su tante cause. Ma alcune notizie restano mal interpretate. La proprietà ha avuto il blocco delle azioni all’inizio dell’anno di serie B, un anno dopo la fuoriuscita di Casillo. E’ stato un qualcosa di paradossale e divertente perché ha fatto capire come il calcio è veloce rispetto al lento sistema giudiziario. Il blocco delle azioni, a giorni verrà dissequestrato l’altro 50%, è stato fatto prendendo in considerazione la vecchia proprietà dell’U. S. Avellino, quando questa già non c’era più. Finora, però, c’è stata poca chiarezza a riguardo.
- Intanto, nelle ultime ore, è venuto fuori tutto ed il contrario di tutto. Addirittura, oggi, si parla di debiti nei confronti di Oddo, Ghirardello, Alto Calore ed altro. Si annunciano eventuali penalizzazioni ed un futuro non certo roseo. Come stanno effettivamente le cose?
Che vengano fuori notizie riservate della società è dimostrazione che c’è qualche serpente al suo interno. L’Avellino ha una situazione debitoria nei confronti di qualche ente e qualche calciatore. Ma ha anche una grossa attività creditoria. E’ un’azienda e, come in tutte le aziende, ci sono debiti e crediti. Ma anche qui voglio fare chiarezza. Oggi, i regolamenti imposti da Lega, Covisoc e Coavisoc nel caso di debiti e problemi vari non ti iscrivono al campionato. Noi ci siamo iscritti e, solo dopo, abbiamo deciso di passare la mano. Se fossimo stati in malafede lo avremmo fatto tempo fa. Comunque, non c’è rischio assolutamente di penalizzazioni. Sono solo voci messe in giro da qualcuno che non vuole il bene dell’Avellino.
- Si parla, altresì, di una nuova imminente visita della Covisoc per verificare le fideiussioni a garanzia della ricapitalizzazione estiva. Quei soldi sono già disponibili nelle casse dell’U. S. Avellino?
Guardi, c’è una parte della stampa che ha puntato il dito contro l’U. S. Avellino e sta facendo una campagna denigratoria. La città si sta riempiendo di bugie ma spero che la gente lo capisca. La Covisoc, di routine, ogni anno fa visita in tutte le società della Lega di A, B e C. I soldi della ricapitalizzazione, intanto, sono già disponibili e mi meraviglia come si mettano in giro certe cattiverie e quanto male vogliono alcune persone al patrimonio civico dei tifosi.
- Qualche maligno, nel frattempo, sospetta che dietro la sua intenzione di lasciare ci siano altri motivi, diciamo extracalcistici. Si dice che Pugliese come imprenditore, in questa provincia, abbia la terra bruciata attorno, che la situazione delle sue aziende sia determinante in questa sua scelta di abbandonare. Cosa si sente di dire a riguardo?
L’attuale Eli.Tal. dà lavoro a 270 persone. Tutti sanno le condizioni in cui versava questa società. La Flextronics aveva deciso di chiudere ed andare via lasciando 270 famiglie in mezzo ad una strada. La situazione dell’economia nazionale del settore elettronico non è delle migliori, vista la spietata e la sfacciata concorrenza dei mercati cinesi. Però, in un mercato tanto difficile, posso dire che questa è una realtà molto importante della zona industriale di Avellino. Quest’azienda è l’orgoglio di tante persone che ci lavorano e non è il caso di confonderla con il calcio. E’ un’azienda di manager, professionisti ed operai altamente specializzati. Tutta la mia solidarietà ai dipendenti Eli. Tal. che sanno del momento difficile che stiamo vivendo per la crisi mondiale del settore, ma sono consapevoli degli sforzi che questa proprietà e questo management hanno fatto e continueranno a fare.
- Torniamo indietro di qualche anno, a quando con suo fratello rilevò l’Avellino. Lo rifarebbe?
Alle condizioni di allora si, a quelle di oggi no.
- All’epoca concludeste l’operazione solo per convinzione personale o perché spinti da qualcuno?
Fu un’operazione economica ma molto anche sentimentale. L’Avellino dopo l’era Casillo rischiava fortemente di non iscriversi al campionato, rischiava il fallimento e noi, avendo allacciato ottimi rapporti con grandi gruppi industriali e spinti dalla passionalità di Moggi, Fiore, Braida ed altri amici, rientrammo nel calcio con tanto entusiasmo ed energia tali da battere il Napoli ed arrivare in B. Poi, sappiamo tutti il percorso successivo, la retrocessione anche per tanti torti subiti e molte situazioni dispiacevoli.
- Veniamo alla gestione tecnica. Un grande campionato di C due anni fa con una buona campagna acquisti da parte dell’ex diesse Fiore. Perché andò via? Avete mai pensato di riportarlo in Irpinia?
Io con Fiore ho ottimi rapporti, è una persona speciale. Fu presa la decisione di mandarlo via perché stavamo disputando un campionato sanguigno e c’era bisogno di una persona sanguigna, passionale come Pvarese, attaccato alla maglia. Per questo, decidemmo di dare meno spazio ad una persona più diplomatica come Salvatore Fiore.
- Il rapporto con Pavarese, poi, croce e delizia. Prima le note positive nell’anno della promozione, quindi le colpe di una campagna acquisti mal gestita ed il conseguente abbandono dopo l’esonero di Oddo. Che giudizio si è fatto sull’operato di Pavarese?
Questa società ha pagato uno scotto strano, la mancanza unità di intenti tra Pavarese e De Mita, due persone che non potevano vivere nella stessa parrocchia. Noi gli abbiamo dato grande fiducia, ma i due dirigenti, paradossalmente, non sono mai entrate in confidenza tra loro. E questo ha rappresentato un grosso errore.
- Molte delle colpe di una retrocessione difficile da digerire la piazza le ha imputate a Fedele, scappato prima dell’ultima gara play out. Anche lei scaricò l’ex diesse. Che idea si è fatto di Fedele?
Una pessima idea.
- Veniamo al capitolo allenatori. Ne avete cambiati diversi. Quale pensa abbia lavorato meglio e chi, viceversa, ha deluso le aspettative?
Con tutti ho avuto un rapporto particolare perché è proprio quella degli allenatori una categoria particolare. Ho avuto un ottimo rapporto con Cuccureddu. Personalmente ho avuto uno screzio forte con Oddo che è servito, però, per ricompattare l’ambiente e dare più stimoli ai calciatori dopo la disfatta di Ferrara. Colomba, inoltre, è stato un ottimo allenatore che ha cercato di portarci alla salvezza perdendo la B ai play out. Ora c’è Galderisi, una persona piena di valori, professionalmente molto valida, che lavora molto bene con il gruppo. Però ha bisogno anche di quella serenità che in questo momento non c’è. In ogni caso, la società dà piena fiducia al tecnico e crede molto in lui.
- Si è detto che i Pugliese abbiano seguito spesso i consigli di Moggi per l’Avellino. E’ un caso che abbandonate nel primo anno senza la presenza ufficiale dell’ex direttore bianconero?
Moggi ha dato dei consigli fino ad un certo punto, così come Braida ed altri dirigenti di società importanti. Con Moggi abbiamo avuto un’amicizia particolare perché derivante da un’amicizia familiare. Non vorrei, però, che il campionato scorso abbiamo pagato qualche scotto perché c’era l’amicizia con Moggi. Calciopoli ha danneggiato soprattutto la Juve e Moggi, mentre erano anche altre le squadre indagate che secondo la giustizia sportiva avevano commesso brogli. Anche in questo momento, le sentenze hanno avuto poca importanza perché si è dato più peso agli interessi, alla politica e meno alla giustizia, quella vera.
- Veniamo all’ultimo campionato. Sulla panchina dei lupi siede Nanu Galderisi, una sua scommessa. La squadra pare ben attrezzata. Dove crede che possa arrivare?
Quest’Avellino è una squadra forte. E non lo dico perché voglio prendere in giro qualcuno. Se ci fate caso, infatti, quest’Avellino ha la stessa ossatura di due anni fa ed è stata rinforzata da elementi giovani, di qualità, con il ritorno di Evacuo. E’ una squadra che ha bisogno solo di trovare un proprio equilibrio, mentre sta pagando ancora lo scotto di luglio e agosto, quando avevamo qualche giocatore ambizioso di giocare in serie maggiori, qualche altro che ritornava con motivazioni non proprio all’altezza, qualcun altro ancora con una condizione atletica non esaltante. Gli elementi di questa squadra, però, rappresentano il cocktail giusto per puntare molto in alto.
- Tanti buoni calciatori, un organico di prim’ordine. Eppure domenica i lupi hanno perso a Ravenna disputando una prestazione indecorosa. Solo una giornata storta?
Una prestazione indecorosa. Tutto si è vanificato in 20 minuti di disattenzioni, confusione, di un rigore dubbio che hanno comportato uno sbandamento comunque ammissibile. Può capitare, in un campionato di 34 partite, una giornata storta. Spero che sia l’unica e sola e che già da domenica la squadra si riscatti perché la vedo forte ed attrezzata in tutti i reparti.
- A Ravenna lei e suo fratello Massimo non c’eravate, contrariamente alle occasioni precedenti in cui non avete mai fatto mancare il vostro apporto, portando le famiglie allo stadio e creando un clima di festa.
Ho avuto un piccolo intervento proprio domenica mattina. Del resto, ho lavorato sempre per avvicinare le famiglie e portare i bambini allo stadio, e qui la memoria è sempre troppo corta, anche con progetti presentati alla provincia ed alla scuola, progetti di solidarietà. Tutte queste cose, però, vengono sovrastate da un’attività denigratoria che non ci riusciamo a spiegare. Non c’è il clima, oggi, nemmeno per riavvicinare famiglie e bambini. E’ giusto che nuove energie possono cercare di fare quello che ho cercato di fare io.
- Dopo la retrocessione, lei in persona aveva parlato di piazza pulita. Eppure in rosa ci sono ancora calciatori come Cecere, Moretti, Puleo, Ametrano, Riccio, Biancolino. Avete ritenuto la vecchia guardia indispensabile per il futuro dei lupi?
La vecchia guardia ora c’è ed è imprescindibile. Hanno contratti da B ed io pretendo che diano il massimo, sia per la società che gli paga gli stipendi che per il pubblico che viene a vedere la partita ed i tifosi. In estate, gli abbiamo dato carta bianca per trovarsi una sistemazione ma, effettivamente, non hanno trovato una squadra, non ci sono state richieste da parte di club di serie superiore. Oggi, non mi piace fare differenza tra vecchia e nuova guardia. Questi calciatori sono nella rosa dell’Avellino. Tutti hanno l’obbligo di impegnarsi al massimo. Se poi vengono i risultati è ancora più gratificante.
- Un’ultima cosa Presidente. Presto o tardi andrete via. Cosa si sente di dire alla gente di Avellino?
Quello che voglio dire, ci tengo a ribadirlo a voce alta, è che la società da un punto di vista economico e finanziario è solida. A differenza di tante altre piazze del sud che vivono condizioni molto più difficili, perché il calcio rappresenta anche un po’ l’economia sociale. Qui non si hanno terreni fertili come Padova, Rimini, Bologna, dove gli sponsor possono darti una grossa mano a gestire l’intera economia di un campionato. Per questo, dobbiamo ringraziare pubblicamente la Sidigas che, con il proprio contributo, ci permette di pagare qualche contratto. Ringrazio, altresì, tutti coloro che faranno marketing e pubblicità all’interno dello stadio, dimostrandosi vicini alla società.
Quello che mi sento di dire ancora è che si è fatto sempre tutto con la massima trasparenza. Si è vinto pur essendo tacciati di inesperienza. Si è perso, invece, sempre con la coscienza pulita, pagando anche lo scotto di qualche ingenuità commessa, ma in buona fede. Oggi i tempi sono cambiati ed il calcio è cambiato. Le televisioni comandano sempre più, l’aspetto mediatico è fondamentale e quindi se le cose devono andare bene ognuno deve fare il proprio ruolo, dalle istituzioni, ai giornalisti (critica sì ma non attività denigratoria), alla società che deve dire le cose come stanno, agendo con investimenti mirati per quello che è il blasone della piazza, al tifoso che è l’unico legittimato a criticare e contestare quando le cose non vanno bene, perché paga il biglietto e rappresenta l’unica fonte finanziaria per la categoria di serie C. Tutti uniti si possono raggiungere alti traguardi. Non dobbiamo, però, dimenticare che Avellino, stando a quella che è la condizione sociale, economica, di potenzialità, è comunque una città di 60mila abitanti con un vecchio blasone alle spalle, che però ormai è storia. Adesso la realtà è tutt’altra cosa. Per questo dico sempre di stare vicini alla propria squadra. Finché ci sarò io lo farò in maniera ancora maggiore di prima anche se sarà una presenza meno appariscente. Ogni componente deve, quindi, dare il massimo. Senza l’unità non si va da nessuna parte.
- Abbiamo parlato di chiarezza all’inizio di quest’intervista. Facendo un sunto rapido, possiamo dire ai tifosi di stare tranquilli perché questa società ha le potenzialità per gestire l’attuale campionato di C e magari anche di B il prossimo anno? Possono stare tranquilli che non lascerete la squadra allo sbando pur se in vendita?
C’è una gestione ordinaria, più chiusa rispetto a tanti fattori. C’è un presidente, un amministratore delegato ed un consiglio di amministrazione. Ci sono dirigenti appena nominati che devono fare il massimo per questa squadra, devono parlare di meno ed operare di più per il bene di chi gli paga lo stipendio e soprattutto nel rispetto della piazza e dei tifosi. Tutti devono impegnarsi per dare il massimo proprio in questo momento difficile e tutti devono assumersi le proprie responsabilità.
- A proposito di dirigenti, Tonino Lo Schiavo ha lavorato molto nell’ombra in questo periodo, ma ha fatto molto per la società biancoverde.
Tonino è un ottimo manager ed un grande amico. In una situazione difficile, dopo la retrocessione, molti sono scappati. Tonino, pur in attesa del rinnovo del contratto, è stato l’unico insieme a me a salire a Milano, a lavorare per il futuro della squadra. Ha cercato di ricompattare il rapporto con il pubblico, ha lavorato in maniera oscura ricucendo i rapporti con la Lega. Perché abbiamo avuto numerosi attacchi proprio dalla nostra città. Con la sua pazienza è stato sempre presente in un momento delicato e difficile. Oggi ha avuto il giusto ruolo, un incarico che dovrà responsabilizzarlo di più nell’ambito della gestione ordinaria. Tutti dobbiamo lavorare per far si che arrivino quei risultati capaci di portare sorrisi e serenità.
- Domenica arriva il Manfredonia. Si spera che ci sia tanto pubblico allo stadio. Lei ci sarà a tifare Avellino?
Domenica ciò che conta sono soprattutto i tre punti, indipendentemente dalle presenze. Diamo serenità alla squadra anche in questi momenti difficili. Io condivido qualsiasi forma di contestazione che può fare il tifoso che paga il biglietto. Non condivido invidia, critiche e cattiverie, che sono proprie solo di chi vuole il male dell’Avellino. Ai tifosi chiedo di capire che la squadra ha bisogno di loro e che c’è un indotto che la domenica ruota intorno all’Avellino calcio. Non dimentichiamoci che un’intera città trae benefici dal calcio.
- Il pubblico parte integrante ma perché l’Avellino non ha fatto abbonamenti quest’anno?
Per dimostrare la nostra buona fede. Noi crediamo in questa squadra ma non vogliamo illudere nessuno. Per questo abbiamo voluto lasciare ai tifosi la possibilità di vedere la partita e seguire la squadra volta per volta.
Grazie Presidente, in Bocca al Lupo e speriamo di vederla ancora a lungo a ricoprire la carica più importante della nostra gloriosa squadra del cuore!!!!
Michele De Leo
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