La squadra di Markovski esce a testa altissima e con qualche rammarico dalla prima partita della sua storia alla Nokia Arena di Tel Aviv, dove gioca tre buoni quarti ma si preclude la possibilità di una vittoria con uno scellerato terzo periodo. Gli irpini interpretano bene la gara in avvio, ma concedono troppo sotto il proprio tabellone: Lior Eliyahu segna 8 punti nel primo quarto (compresi due alley-oop, il secondo per il 19-14) e Carlos Arroyo (autore di un pessimo debutto a Zagabria) ne segna 7 in fila per chiudere i primi 10 minuti in doppia cifra personale e con il +7 per i suoi (26-19). La difesa, specialmente sulle rimesse da fondo, è il tarlo di Markovski: Avellino concede un clamoroso 13/16 da sotto nel primo tempo agli avversari, ma resta in scia grazie alle triple di Diener e Warren (5/10 di squadra dopo 20’), ma Tamar Slay a 4” dall’intervallo stoppa un pallone già in discesa dopo il fallo di Williams su Simmons, che va in lunetta e concretizza il +6 dell’intervallo. Il rientro dagli spogliatoi è traumatico: il Maccabi si infiamma e punisce ogni errore degli ospiti, mettendo a segno un parziale di 17-0 concluso da due triple consecutive di Marcus Brown (62-39). Markovski non ha l’intensità dei suoi centri, Williams e Crosariol guardano tutto il resto della partita dalla panchina. Le cose sembrano precipitare, addirittura, in avvio di ultimo quarto (tripla del +27 di Brown, 81-54, a 8’05 dalla fine), ma con la testa Avellino non molla mai e continua a provare a difendere. La mira da fuori non abbandona mai i campani (13/26 totale), che proprio grazie alle conclusioni pesanti di Tusek, Best, Warren e Slay sognano una rimonta che però è tardiva, malgrado lo svantaggio torni sotto la doppia cifra con la schiacciata di Warren (89-80 a 58” dalla sirena). Il sottomano finale di Diener rende lo scarto “giocabile” in vista della partita di ritorno: il Maccabi è una buona squadra, Arroyo una potenziale stella (8 assist, 5 rimbalzi, 33 di valutazione), ma la squadra israeliana non sembra al livello di corazzate come l’Olympiacos, che ha battezzato Avellino la scorsa settimana. Tel Aviv: Arroyo 20, Eliyahu e Brown 15, Burstein 11, Fischer 11 Avellino: Warren 20, Diener e Tusek 13, Slay e Best 11